Storia

La storia di Venetico

Le aree sovrastanti la costa di Venetico sono state abitate dall’ uomo fin dalla preistoria, per via della presenza di corsi d’acqua, di pianure fertili adatte all’agricoltura, e di risorse minerarie.

A Venetico, infatti, è stata attestata una cava di calcare e gesso di età preistorica.

In età greca, il territorio doveva essere abitato da piccoli insediamenti, di cui rimangono alcuni gruppi di sepolture in fossa terragna, accompagnate da corredi molto poveri (fine IV-inizi III a.C.).

Nel tratto di mare compreso fra Milazzo e Divieto (fraz. di Villafranca Tirrena) fu combattuta la grande battaglia navale tra Mylae e Nauloco detta Battaglia di Nauloco in cui Sesto Pompeo fu sconfitto da Marco Vipsanio Agrippa nel 36 a.C.. Pompeo stesso, durante la battaglia, era accampato con le sue forze di terra a Nauloco e Ottaviano, a sua volta, dopo la vittoria, assunse la città come stazione base mentre Agrippa e Lepido avanzavano per attaccare Messana (attuale Messina). È chiaro dal suo nome che Nauloco fu soprattutto un cantiere navale e un bacino di ancoraggio di grande capienza, in grado di ospitare le 300 navi di Pompeo prima della battaglia.

Alcuni studiosi fanno ricadere Nauloco nella zona costiera di Venetico dove sono stati ritrovati alcuni reperti archeologici.  Per altri il Nauloco viene ubicato presso il Pantano di Giammoro o presso la foce del Niceto, in una zona costiera a cavallo dei comuni di Pace del Mela, San Pier Niceto, Monforte San Giorgio e Torregrotta.

Le prime notizie riguardanti Venetico risalgono al periodo normanno, in cui il territorio era posseduto da Simone Venetico, da cui con molta probabilità trasse il nome, come si rileva dal “Dizionario Geografico dei Comuni di Giuseppe de Vita”.

Nel 1061 Ruggero d’ Altavilla espugnò Messina, dando inizio alla conquista della Sicilia dominata dagli Arabi sin dall’ 827.

Durante la dominazione normanna l’isola godette un periodo di relativa pace, i nuovi sovrani estesero il loro controllo sul territorio infeudandolo, promossero la propagazione del cristianesimo latino e diedero il via al ripopolamento delle  terre con coloni provenienti da varie zone della penisola.

Parecchi centri urbani attuali, in quell’epoca non erano altro che “casali” inseriti all’interno di un territorio feudale, ossia, sparuti gruppi di capanne, situate in luoghi sopraelevati e con una buona visuale che permettesse di avvistare repentinamente le minacce provenienti dall’esterno.

Particolare di una mappa disegnata dall' Arch. Camillo Camilliani (fine 1500) - sono riportati San Martino e Binetico
Particolare di una mappa disegnata dall’ Arch. Camillo Camilliani (fine 1500) – sono riportati San Martino e Binetico

 A Simone successe il figlio Rainero, ed alla morte di quest’ ultimo il feudo passo al figlio Simone che sposò una certa Razzuna (o Ragguna).

Molto verosimilmente non essendoci eredi, il feudo venne donato nel 1259 da Simone Venetico al Giudice Alduino o Aldoino, cittadino messinese.[1]

Tale donazione venne confermata da Re Manfredi, figlio di Federico II con proprio privilegio concesso il 9 marzo 1259 presso San Gervasio, a favore di Aldoino de Aldoino, (G. L. Barberi, I capibrevi, II, I feudi di Val Demone (a c. di G. Silvestri), Palermo, 1886 pag. 59-60).

Siamo nella prima metà del Trecento, la guerra tra Angioini e Aragonesi era ancora in corso,  a Messina e in Sicilia si affermava il potere sempre crescente della casata messinese dei Palizzi e la città viveva una relativa tranquillità.

La politica cittadina dell’epoca era orientata  verso l’opposizione all’invasione angioina e all’inimicizia verso i Catalani e gli interessi economici da essi sostenuti.

Su tutti e due i fronti, però, la situazione era destinata a precipitare. Nel 1340 i Palizzi tentarono di eliminare il duca Giovanni d’Aragona, fratello del re e principale esponente del potere catalano, ma le loro trame fallirono provocando la caduta in  disgrazia dei membri della famiglia Palizzi e dei loro sostenitori.

A completare  il  quadro negativo si aggiunse, nel giugno 1341 lo sbarco degli Angioini nei pressi di Milazzo e l’inizio dell’assedio della città.

Per fronteggiare rapidamente la situazione il duca Giovanni sospese tutti i provvedimenti verso i messinesi che si fossero recati in forze nella piana per affrontare gli Angioini.

Le operazioni militari che seguirono furono una serie di scaramucce di scarso risultato e nell’agosto del 1342 Milazzo capitolò agli Angioini.

Alla morte di Aldoino de Aldoino però si perse ogni traccia fino al 1408, anno in cui il feudo risulta di proprietà di Filippo Aldoino.

Il 27 gennaio 1416, fu riconosciuto signore delle terre di Venetico Giacomo de Aldoino, nipote del Giudice Aldoino, giusta investitura registrata a Catania.

 

“Della Sicilia nobile opera di Francesco Maria Emanuele e Gaetani marchese di Villa Bianca”  pag. 95
“Della Sicilia nobile opera di Francesco Maria Emanuele e Gaetani marchese di Villa Bianca”  pag. 96

( Illustrazioni da “Della Sicilia nobile opera di Francesco Maria Emanuele e Gaetani marchese di Villa Bianca” )

 

Alla morte di Giacomo, gli successe il figlio primogenito Aldoino de Aldoino che si investì per sè ed i suoi eredi il 16 ottobre 1423 (Reg. Canc. anno 1424, fog. 485)

Aldoino de Aldoino sposò Costanza de Giordano, figlia di Federico e di Gemma, che portò in dote il feudo di Longarino sito nel Val di Noto, nonchè i diritti del Tono di Milazzo [2].

Alla morte di quest’ultimo senza eredi, successe suo fratello Federico, secondogenito di Giacomo, che si investì il 20 febbraio 1443.

Purtroppo anche Federico morì senza figli ed emise testamento agli atti di Notar Francesco Pape di Messina (20 marzo 1598) , a favore del fratello terzogenito Gerardo, che non avendo figli nominò erede Pietro Porco da Messina. [2].

Ma Re Alfonso d’Aragona non riconobbe tale passaggio di beni e i beni di Gerardo Aldoino furono devoluti alla Real Corte. ** discusso demum negocio in Sacro Regio Consilio

** Il Sacro regio consiglio era un organo giudiziario a composizione collegiale del Regno di Napoli. Istituito nel XV secolo dagli Aragonesi con funzioni consultive verso il governo, divenne in seguito tribunale di appello sulle decisioni della Regia camera della sommaria; infine, sostituendosi all’antica Gran corte della vicaria, che pure non fu abolita, divenne Corte Suprema del Regno. Nel XVII secolo divenne l’unica corte competente per le liti inerenti ai feudi e ai feudatari, sia di carattere civile che penale. Su queste liti giudicava in via definitiva e inappellabile, anche se le sentenze potevano essere successivamente riformulate dallo stesso organo. L’enormità di numero delle cause avanti questo tribunale e la mancanza di commissioni o altri organi esaminatori rendeva il procedimento delle diverse istanze molto lungo.

Inizialmente composto da un’unica sezione di nove consiglieri “dottori nella legge”, due supplenti ed un presidente, il Sacro regio consiglio fu poi ampliato ed ordinato in quattro sezioni da Carlo V di Spagna.

Tali beni erano costituiti dai feudi di Venetico, Mazzarà, Langarino e diritti del Tono di Milazzo.

Dopo qualche tempo Re Alfonso, “Curiae necessitates occurrentes”, vendette a Pietro Porco due dei citati feudi :

totum integrum feudum Longarini in territorio Syracusae cusarum et ius Thoni seu amanfaragii Melacii pro pretio oz. CCCC in pecunia numerata libera et expedita a quibusvis oneribus conditionibus“,

mentre i feudi di Venetico e Mazzarrà, con la gabella delle terre di truppa e Cavalleria, furono concessi nel 1447 a Corrado Spadafora ed ai suoi eredi in perpetuo, in forma larga, contro pagamento di onze 300 (L. 3825) e con l’obbligo di un cavallo armato per ogni 20 onze di reddito, privilegio data in Tivoli il 10 giugno 1447.4

 

 subentrano gli Spadafora

Stemma della Famiglia Spadafora

L’origine degli Spadafora è incerta, ma sappiamo che costituiscono una famiglia della più pura nobiltà siciliana.

I racconti sugli Spadafora, o Spatafora, narrano che la famiglia era originaria di Bisanzio e “vanta di essere stata portata in Sicilia da un Basilio, esarca per l’imperatore Isacco Commeno nel 1058. Il cognome Spadafora, in origine Spatafora deriverebbe dal fatto che agli alti esponenti della famiglia era stata concessa la dignità di portare la spada sguainata davanti all’Imperatore.

Nel 1230 Giovanni Spatafora è segretario dell’Imperatore Federico II, nonché Re di Sicilia. Già dal XIII secolo i componenti del Casato iniziarono a diffondersi lungo la costa tirrenica della Sicilia, fra Palermo e Messina e in parte di quella jonica. Pietro Damiano, senatore di Randazzo, barone di Jaci dal 1282 e di Troina nel 1304 (feudo che nel 1306 cambierà con quello di Roccella), nel giugno del 1291, condottiero del re di Aragona, viene fatto prigioniero durante l’assedio di Agosta. A Messina si trovano le tracce di Matteo, senatore della città nel 1358. Poi Corrado che cade in battaglia a Jaci nel 1357. E ancora, un altro Corrado, strategoto di Messina nel 1395.

Da Corrado Spatafora, o Spadafora castellano di Messina si dipartono i due rami principali: quello dei principi di Maletto e di Venetico, marchesi di San Martino, baroni di Mazzarrà, della Cavalleria, Pirago, Persinaci. L’altro, dei principi di San Pietro, duchi di San Pietro, marchesi di Policastrello e di Carletto, conti d’Andria, baroni dei Carriaggi di San Pietro, signori del Mortellito, Treponti, Pedalacia, Terra del Bordonaro, Fiume Cerramo, Magnavacca, Torre Spagnola.

Nel 1629 i signori Spadafora ottennero il titolo di principe per privilegio di Federico IV e nel corso della dominazione borbonica occuparono il XXXVI posto nel parlamento.

Historia Siciliana del Bonfiglio

Dal ramo di Venetico si sono distaccate due linee : una degli Spadafora – Mazzarrà, iniziata da Girolamo nel 1506 ed estintasi con Anna nel 1723, l’altra dei principi e duchi di Spadafora, iniziata da Nunzio ed ad oggi perdurante col principe Michele di Spadafora.

Il Bonfiglio Costanzo racconta nella sua “Historia Siciliana” che la Real Corte vendette il fondo dei Feudi (cioè il semplice terreno senza presenza umana) tra cui Venetico con la riserva dei boschi, non essendovi all’epoca nessuna abitazione.

Volendo riassumere le linee essenziali dello sviluppo demografico, storico e civile del feudo di Venetico, è un impresa ardua a causa delle poche fonti attendili del tempo. Infatti il Bonfiglio scrive, che dopo aver acquistato il feudo da parte degli Spadafora nel 1447, in Venetico non vi era “niuna habitatione” e aggiunse che “fu poscia dal compratore, supplicato il Re Alfonso d’Aragona d’ottenere il titolo di Barone et usare giurisdition civile, qual gratia ottenuta per favore di don Ferrante Gonzaga, allora vicerè di Sicilia”.

La giurisdition civile suppone un contingente di popolazione su cui debba essere esercita, per cui lo stesso compratore don Corrado Spadafora fece in modo da favorire l’immigrazione di popolazione da altri luoghi, assecondando la propria volontà colonizzatrice.

Il primo libro battesimale di Venetico, inizia il 04 febbraio 1596, circa un secolo e mezzo dopo che il territorio passò alla famiglia Spadafora.

Dai registri parrocchiali si rileva che Venetico per antico privilegio, era esente dall’obbligo di eseguire le numerazione delle anime.

Già in altre zone della Sicilia nel 1548 e nel 1593 erano già stati effettuati i Riveli dei Beni e delle anime.

I registri , conservati nell’archivio parrocchiale, hanno avuto inizio : il 4 febbraio 1596 quelli dei battezzati, il 1712 quelli dei defunti, ed il 1840 quelli dei matrimoni.

Nei primi undici mesi della sua tenuta il libro dei battesimi ne registra trenta, con una varietà di almeno venti cognomi diversi, il che vale a dire che Venetico doveva avere una popolazione di oltre duemila abitanti, con una importante diversità di famiglie.

La riprova del rapido sviluppo demografico è data dall’ampiezza della prima Chiesa ivi sorta, l’attuale parrocchia di San Nicolò, che fu costruita, attorno ai primi anni del 1500.

Chiesa San Nicolò
Chiesa San Nicolò

La grandiosità della Chiesa indica già per se stessa il numero degli abitanti ai quali doveva servire.
Mentre le linee architettoniche denotano un gusto artistico non indifferente  e non facile a riscontrarsi in un ambiente ristretto.

Altre valide testimonianze sono :

  1. gli abbondanti lasciti in favore della Chiesa consentiti dall’elevato livello economico degli abitanti.
  2. lo splendore raggiunto dallo stesso tempio, a causa delle splendide opere realizzate da valenti artisti.
  3. la sottoscrizione popolare per la fusione della terza campana ( il che denota che la popolazione aveva raggiunto una maturità per la quale poteva esimersi dalla tutela del feudatario e darsi propria autonomia).
  4. l’esistenza della Confraternita del S.S. Rosario, che nel 1682 si costruì, a proprie spese, nella navata sinistra della Chiesa, una sepoltura per i propri associati e nel 1763, risulta che ne doveva costruire un’altra.

Anche gli Spadafora parteciparono al progresso economico e civile del paese. Il Bonfiglio riferisce, che nel 1604 Federico Spadafora Moncada, Barone di Venetico, nominò un capitano con gli altri officiali, perchè “ben habitate et incivilite terre erano divenute con gente ricca et honorata”. Perocchè inoltrandosi, comprò della Real Corte, il “mero et misto impero (cioè la facoltà di giudicare e punire anche con pena di morte) salendo dal civile al criminale, contra di quel ch’il acquistatore haveva supplicato che il potere criminale fosse della città di Messina.

Cosicchè mentre poco dopo il 1447 il primo Spadafora aveva ottenuto solamente di usare “giurisdition civile”, ad un secolo e mezzo di distanza un altro Spadafora ottenne lo stesso diritto salendo dal civile al criminale e nominò il capitano ( di giustizia) con altri ufficiali e mise su le forche sulla spianata che ancora oggi ne porta il nome.

Piano Forche – Venetico Superiore

Tutto questo perchè queste contrade “ben habitate et incivilite tere, erano divenute con gente ricca et honorata”.  Con questa istituzione Venetico raggiunse il culmine del suo sviluppo civile, nel quale si mantenne per molto tempo, almeno fin quando fu efficiente il regime feudale.

Nel giugno – luglio del 1743 Venetico fu gravemente colpita da un’epidemia di peste bubbonica che imperversava già nella città di Messina.

Il 28 dicembre 1908 il paese fu gravemente danneggiato da uno dei più rovinosi terremoti della storia d’Italia, quello che distrusse pressoché completamente Messina e Reggio Calabria, provocando in totale circa 100.000 morti. Tale catastrofe distrusse a Venetico molte chiese e campanili, danneggiò gravemente il castello medievale e fece registrare anche qualche vittima.

Venetico prima del sisma catastrofico del 1908

 

Stemma e gonfalone di Venetico

Stemma di Venetico
Stemma di Venetico
Gonfalone di Venetico
Gonfalone di Venetico

Lo stemma di Venetico è stato estratto dall’ Archivio di Stato di Palermo ed è conforme al Sigillo di detto Municipio rinvenuto nella Collezione degli Stemmi di Sicilia – Volume VI – anno 1818 – come da fotografia autenticata dal Direttore dell’Istituto Statale stesso.

Ha le seguenti blasonature : Interzato in fascia : nel primo semitroncato partito : a)  di rosso b)  di argento  c) inquartato in Croce di Sant’ Andrea di argento, a  3 pali di nero e di verde;    nel secondo di azzurro, a tre gigli d’oro; nel terzo d’oro a cinque gigli di verde posti in decusse.Fiancheggiato ritondato: a destra di rosso, alla banda abbassata d’argento, alla bordatura del 2° caricata di otto plinti di azzurro; al capo di verde caricato di 5 gigli d’oro; a sinistra d’argento, a sei palle di azzurro.

Bibliografia

  1.  Della Sicilia nobile opera di Francesco Maria Emanuele e Gaetani marchese di Villa Bianca
  2.  De Spucches, Storia dei Feudi, Palermo 1924/41, vol. VII pag.226
  3.  Barberi – Val Demone
  4.  De Spucches, Storia dei Feudi, Palermo 1924/41, vol. VII pag.227